04 Set 2020
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Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace?

Il proverbio vorrebbe farci credere che la bellezza sia relativa. La realtà di oggi ci dimostra che il bello non è più un gusto personale, ma deve essere approvato e accettato dal pubblico giudizio.

“Quando mi guardo allo specchio vedo una persona che è più di una faccia, che ha interessi, cose da dire e da fare. Alle ragazze dico di non omologarsi. Le persone sono spaventate da quello che è diverso. Non posso impedire loro di sparlare ma io posso ignorarle. Ci sono molti modi diversi di essere belli: consiglio di concentrarsi su di sé, su chi si è e su cosa si ama davvero”.

Queste sono le parole di Armine Harutyunyan, la modella 23enne di origine armena che sfila sulle passerelle di Gucci. I social haters non hanno perso tempo a scatenarsi di fronte alle ultime foto della casa di moda fiorentina. Le offese contro il suo aspetto fisico, un fenomeno discriminatorio ormai noto come body shaming, hanno invaso il suo profilo Instagram.

Potremmo domandarci cosa sia la bellezza e chi ne decreta le caratteristiche? Ogni momento storico ha sempre adottato il suo ideale di bellezza.

Nel mondo occidentale del Novecento abbiamo visto susseguirsi differenti concetti di bellezza estetica: il vitino da vespa stretto in un corsetto degli anni del primo conflitto mondiale, gli anni Venti che hanno rivoluzionato l’immagine della donna sempre più libera e dal corpo androgino per poi trasformarsi in una femme fatale sensuale che ostenta le sue curve.

Con la Rivoluzione culturale degli anni Sessanta e Settanta, la donna minuta conquista la scena con le sue gambe sempre più nude e verrà in seguito sostituita dall’immagine della pin-up che diventa icona di stile.

Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace? - Sfilata di moda

Negli anni Ottanta scoppia il boom delle supermodelle: il magro diventa ideale di bellezza e modello di imitazione. Quando però lo stereotipo è diventato pericoloso per la salute di molte ragazze, la lotta contro la perfezione ha portato le case di moda a promuovere una donna più naturale e acqua e sapone.

Oggi non è tanto la moda, quanto Internet a definire ciò che è bello e può piacere. I personaggi più popolari sui social si sono divisi tra chi preferisce ostentare la perfezione in ogni aspetto della propria vita e chi si mostra semplice e coi suoi difetti, se così li vogliamo definire. Ciò che li accomuna è che sia il perfetto che l’imperfetto sono stati almeno una volta vittime di insulti e critiche per il proprio corpo, per qualche centimetro in più o in meno sul punto vita, per le sopracciglia troppo folte o per un naso troppo aquilino. La pubblicazione dell’immagine di un corpo scatena gli assidui commentatori di Instagram, mossi non tanto dal personale gusto del bello, bensì dall’accanimento contro chi sceglie di mostrare sé stesso. In più, se l’immagine non combacia con i canoni approvati dal pubblico giudizio, scatta la gogna mediatica.

Queste critiche non arrivano soltanto dagli uomini, sono le donne adulte che offendono altre donne adulte. La leonessa da tastiera preferisce far provare vergogna all’altra donna, una forma di offesa molto più sottile e violenta, criticando il suo corpo, il suo stile di vita e la sua morale. Giovanna Botteri, giornalista e inviata Rai, non è stata attaccata per i suoi interventi, bensì per i suoi capelli. Non conta la professionalità e il ruolo rispettabile raggiunto in anni di lavoro, conta di più l’acconciatura.

Ricordiamoci che il body shaming è bullismo e discriminazione. Non colpisce solo il mondo online, ma anche la realtà quotidiana, negli ambienti scolastici in primis, con pericolose conseguenze tra i giovani. Internet non ha fatto altro che dare risonanza e mettere in luce la gravità della situazione mostrando le varie sfaccettature della discriminazione contro il corpo.

Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace?

Uno studio del 2016 condotto da Nutrimente Onlus, associazione per la prevenzione e la conoscenza dei disturbi del comportamento alimentare, riporta che una donna su due ha ricevuto critiche in rete per la forma del suo corpo. Gli effetti del body shaming colpiscono l’autostima delle persone, aumentano lo stato d’ansia e scoraggiano chi prova una dieta per tornare in forma. Le vittime si vedono spinte a ricorrere a metodi estremi e a seguire regimi alimentari scorretti che possono sfociare in disturbi del comportamento alimentare. C’è chi, come la modella armena, ha la forza di reagire e rispondere con indifferenza alla massa inquisitoria promuovendo messaggi positivi e chi, invece, può venir travolto dall’onda d’odio.

Potremmo leggere la scelta di Gucci come una mossa strategica di marketing, un tentativo di riacquisire un ruolo nella lotta contro il razzismo dopo che la casa di moda è stata accusata di blackface lo scorso anno, oppure una risposta alla necessità di sostenere la diversità e rifiutare l’omologazione nel controverso mondo della moda.

 

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