28 Ago 2020
Giustizia tra generazioni è il momento di agire - articolo

Giustizia tra generazioni: è il momento di agire

Nel 1979 il chimico e biofisico James Lovelock presentò la sua teoria nel celebre saggio “Gaia. A new look a life on Earth” facendo uscire l’ecologia da quel “gruppetto di svalvolati”nella quale era stata relegata.

Lovelock in estrema sintesi rappresenta il pianeta come un organismo vivente che interagisce e reagisce. In pratica un Cantico delle Creature in modalità scientifica. Tutto è parte dello stesso sistema. Tutto è in relazione avremmo scoperto con Avatar. Quindi o si verifica una sostanziale convivenza tra gli attori o il sistema stesso reagisce per ridurre lo squilibrio, lo spillover, il traboccamento.

L’ambiente e la sua sostenibilità dovrebbero in verità occupare la mente di ogni individuo consapevole, facendoci riconoscere responsabilità individuali e collettive ed attivare comportamenti coerenti per fare almeno in modo che gli sconvolgimenti portati dalla nostra presenza non facciano si che il pianeta ci consideri corpi estranei e quindi attaccabili ed eliminabili. Lo so l’immagine è forte, ma rende l’idea soprattutto in questo momento.

Cinema, televisione, letteratura e personaggi pubblici più disparati provano da allora a ricordarci come le nostre azioni, quando facciamo spese, andiamo in ferie o soltanto compriamo un libro, producano la cosiddetta impronta ecologica e quindi le conseguenze non solo sotto il profilo ambientale ma anche su quello sociale, economico e, perché no, etico. A conti fatti mi sembra che abbiamo fatto orecchie da mercante.

Ci abbiamo provato anche con l’educazione ambientale nelle scuole promossa da tante cooperative ed associazioni in accordo con dirigenti ed insegnanti. I più illuminati di loro hanno compreso l’interazione necessaria tra le diverse discipline didattiche per dare vita ad un progetto educativo che stratificasse competenze traguardabili sul lungo periodo.

C’era necessita di crescere generazioni consapevoli per produrre qualcosa di più che la diversificazione dei rifiuti. In parte quei progetti hanno generato qualcosa di buono se la generazione di Greta (che solo una società più legata all’immagine che al contenuto può aver relegato ad Antipatica) oggi è quella che ci chiede responsabilità. Responsabilità soprattutto verso il futuro di chi un giorno dovrà (o meglio dire dovrebbe) trovarsi garantite le stesse opportunità della generazione che l’ha preceduta. Qualcosa di meglio aggiungo io.

Certo è che il progredire di questa società sempre più concentrata ad uno sfrenato individualismo più che ad una sana visione di comunità (il sistema di cui sopra), non fa minimamente scorgere che ci siano quei germogli che potrebbero innescare la reazione e la riconversione dei sistemi economici, sociali e ambientali.

Mancano prospettiva e nuovi punti di riferimento in una società ingolfata su se stessa che parla di futuro rifacendosi al passato, senza immaginare nuovi scenari, senza mettere in relazione. Enrico Giovannini Portavoce di Asvis, l’associazione italiana per lo sviluppo sostenibile ci ricorda che “in Italia continuiamo a chiamare Recovery Found qualcosa che si chiama Next Generation EU” che “denota l’incapacità culturale di pensare alle nuove generazioni.”

Ed ecco il tema: sostenibilità per le – e delle – nuove generazioni!

Giustizia tra generazioniè il momento di agire - giovani e futuro

Li abbiamo fatti studiare alla triennale, viaggiare low cost, confrontarsi nei thinkthank, approfondire nei blog, fare i master, inventarsi ed adattarsi a nuovi lavori, girare l’Italia e il mondo per trovare uno straccio di compenso e qualche opportunità in più. Parlano più lingue di chi li ha preceduti sapendo usare reti di relazioni inediti ed imprevedibili. Insomma abbiamo tutto questo capitale e stiamo ancora qui a discutere se affidare ai giovani le scelte per il loro futuro? È come aver investito tanti soldi in un’auto e poi tenerla in garage o tenere tutti i soldi nel materasso e andare in giro come poveracci.

Tornando a Lovelock : come possiamo definirci sistema sociale se escludiamo qualcuno? Se non applichiamo il principio delle interazioni e in questo caso della giustizia tra generazioni, come possiamo pensare che ci sia giustizia sociale e che il pianeta possa considerarci integrati e non da abbattere?

Certo, a questo va aggiunto che spesso in cima già ci sono arrivati gli altri ed in un sistema che non prevede rotazioni degli incarichi, limiti e passaggi (obbligati) di testimone, sono pochi i casi di persone che lasciano spazio per fare altro. D’altronde c’hanno abituato a mutuo, casa, lavoro, ferie, pensione. Stop! Le faremo sapere.

Alla retorica che i giovani devono ancora crescere rispondo citando un professore universitario con il quale feci un’iniziativa sul cambiamento dei sistemi di rappresentanza all’epoca del mio periodo di responsabile Giovani di Legacoop (quel Generazioni Legacoop che oggi è viva e vegeta anche senza di me!): in una strada stretta se qualcuno non si mette di lato e da una mano a far passare gli altri quelli dietro non passeranno mai. Si chiama esempio!

La memoria infatti (nell’esempio di chi dovrebbe dare una mano) aiuta a mettere i fatti in prospettiva, ad individuare percorsi cause ed effetti e un punto d’orientamento. Assolvere al dovere di trasmettere è compito di chi ha esperienza. Coglierne il vantaggio è un’opportunità.

In un mondo trasformato dalla finanza e dall’economia, liberato da qualsiasi forma di rappresentanza sociale (politica, organizzazioni, strutture partitiche), credere che una battaglia generazionale porti diritti e migliori opportunità è inimmaginabile. Bisogna ricostruire una visione lungimirante che parta dal rispetto del pianeta nel quale siamo ospiti, da un miglioramento delle condizioni di vita, da un impatto minore dell’opera del uomo attraverso consumi consapevoli e rigenerabili. Smettere di dare un prezzo alle cose e cominciare a dare un valore.

Oggi la sostenibilità del nostro futuro vuol dire saper cogliere quel vantaggio e trasformarlo in opportunità rispondendo con nuovi schemi sociali e ambientali a mutati e diversificati fabbisogni. Dare l’ opportunità ai giovani di essere attori protagonisti di questo cambiamento vuol dire modificare così profondamente la storia da crearne una completamente nuova. Vogliamo provarci?

Leave a Comment